Il ruolo dell’EEG nella pratica clinica

L’elettroencefalogramma (EEG) è un’indagine importantissima in  neurologia umana ma purtroppo non facilmente accessibile in veterinaria.  Al CVRS – POLICLINICO VETERINARIO Roma Sud abbiamo lavorato diversi anni con delle apparecchiature per umana che però ci consentivano solamente di indagare i pazienti in anestesia. Un’applicazione importantissima dell’EEG in anestesia è per esempio, la valutazione dell’efficacia del trattamento dello stato epilettico: quando abbiamo un paziente in anestesia per il controllo delle convulsioni infatti è importantissimo essere certi che l’attività elettrica convulsiva sia completamente soppressa. Nei casi più gravi l’anestesia è in grado di far cessare le manifestazioni motorie,  ma l’attività elettrica a livello della corteccia cerebrale prosegue causando dei danni anche il riparabili. Con l’EEG in anestesia non è però possibile valutare le crisi parziali, le alterazioni comportamentali, e le alterazioni del movimento.

Presso il CVRS – POLICLINICO VETERINARIO Roma Sud è ora presente un  EEG XLTEK Trex 32 canali con Videometria che ci consente la valutazione del tracciato anche in pazienti svegli, e contemporaneamente di filmarne l’attività (video-EEG). In questo modo è possibile correlare ciò che vediamo clinicamente con l’attività elettrica cerebrale e questo rappresenterà un passo avanti un enorme nella gestione di questi pazienti da un punto di vista diagnostico e soprattutto terapeutico.

Le applicazioni sono molteplici:

– Distinguere clinicamente pazienti con disturbi comportamentali da pazienti con sindromi convulsive parziali  è clinicamente  molto complesso. É questo il caso per esempio di pazienti con  fly catching, tail chasing, head bobbing, movimenti involontari e  quelli con disturbi del sonno.

Questo porta purtroppo a trattare pazienti comportamentali con farmaci antiepilettici, e pazienti epilettici con tecniche comportamentali, e quindi a un fallimento del trattamento. Il video-EEG consente di filmare il paziente  e registrare contemporaneamente l’attività elettrica corticale del paziente, e quindi di arrivare a una diagnosi di certezza e quindi a un trattamento adeguato.

– Un’altra applicazione in cui il video-EEG dimostrerà un passo avanti e norme sarà la gestione dei pazienti con sincope e quelli narcolettici: Il 20% dei pazienti umani con epilessia  refrattaria al trattamento dimostra infatti al video EEG e all’Holter avere episodi sincopali e quindi di origine cardiocircolatoria.

Per ogni informazione relativa al video-EEG potete contattare la Dottoressa Porcarelli del nostro servizio di NEUROLOGIA.

Il trattamento delle convulsioni nel gatto

Le convulsioni nel gatto sono meno frequenti che nel cane, ma molto più complesse da gestire. Le convulsioni ricorrenti (cioè l’epilessia) possono essere classificate come strutturali (cioè causate da una patologia cerebrale identificabile come un’infezione o tumore) o di origine sconosciuta, cosiddette  idiopatiche. Le crisi reattive possono anche essere causate da fattori scatenanti extracranici come malattie metaboliche e intossicazioni; questi attacchi non sono considerati strettamente come  forme  di epilessia. Nei gatti, le cause extracraniche di convulsioni non sono rare e l’epilessia strutturale è più comune dell’epilessia idiopatica. Pertanto, le analisi del sangue, e le indagini diagnostiche specifiche ( risonanza magnetica e esame del liquido spinale) per cercare una causa sottostante potenzialmente trattabile, dovrebbero essere eseguite su qualsiasi gatto presentato con convulsioni. Oltre a trattare la causa sottostante, è necessario prevenire la recidiva delle crisi con farmaci antiepilettici (ad es. Fenobarbitale, Zonisamide, Levetiracetam, vedi Tabella).

FENOBARBITALE

Il Fenobarbitale è il farmaco anticonvulsivante più comunemente raccomandato per controllare l’epilessia nei gatti. È economico, ha un eccellente profilo farmacocinetico e non sembra causare induzione enzimatica epatica o avere lo stesso potenziale epatotossico come nei cani. Gli effetti collaterali che ci possiamo aspettare sono generalmente lievi e transitori e consistono in un aumento dell’appetito, della sete, sedazione e atassia. Una linfoadenopatia generalizzata che si è risolta in seguito alla sospensione del farmaco è stata riportata in un gatto che riceveva il fenobarbitale. Sebbene la somministrazione ogni 24 ore  possa essere adeguata in alcuni gatti, è spesso raccomandata una somministrazione ogni 12 ore per garantire un livello serico stabile.Il range terapeutico dei livelli sierici di fenobarbitale nei cani (15-45 µg / mL) sembra essere applicabile anche ai gatti. In generale, circa il 40-50% dei gatti diventa libero da crisi con  il solo Fenobarbitale, e  un ulteriore 30- 60% è considerato ben controllato. In commercio esiste ora la specialità veterinaria (Soliphen) ma formulata in compresse da 60 mg che la rendono poco pratica  nella terapia del gatto. E’ possibile prescrivere agli animali di peso inferiore 6 kg il luminale a uso umano da 15 mg purché nella ricetta riportiate la dizione: “si prescrive per uso in deroga per animale di peso inferiore ai 6 kg”.

LEVETIRACETAM

Il levetiracetam ha un nuovo meccanismo d’azione e è probabilmente  anche neuroprotettivo. Nei gatti, ha una breve emivita (circa 3 ore), che richiede una somministrazione ogni 8h, che può essere un problema per molti proprietari. Il Levetiracetam ha un eccellente profilo di sicurezza e non ci sono segnalazioni di effetti avversi gravi associati al suo uso in pazienti veterinari. Gli effetti avversi riportati nei gatti sono lievi e possono includere inappetenza, letargia e ipersalivazione transitoria. Uno studio ha valutato il Levetiracetam come terapia aggiuntiva in 10 gatti con epilessia che non rispondevano a Fenobarbitale, e  7 gatti hanno riportato una riduzione del 50% della frequenza delle crisi.
In un recente studio clinico randomizzato, il Levetiracetam è risultato più efficace del Fenobarbital nel controllo di un  gruppo di gatti geriatrici con epilessia audiogenica. Questi gatti soffrono di convulsioni innescate da stimoli uditivi che di solito iniziano con scatti mioclonici ma possono progredire in convulsioni tonico-cloniche generalizzate. Della più recente generazione di farmaci antiepilettici, il Levetiracetam ha il miglior profilo, ed è l’unico farmaco cn documentato efficacia nei gatti.

ZONISAMIDE

La zonisamide si è dimostrata promettente come un farmaco antiepilettico nei cani e nei gatti a livello sperimentale, tuttavia, nessuno studio ha valutato la sua efficacia in una popolazione clinica di gatti epilettici. Uno dei principali vantaggi della Zonisamide nel gatto è la sua lunga emivita, che consente la somministrazione ogni 24 ore. In uno studio di farmacocinetica in gatti normali, sono comparsi effetti collaterali a un dosaggio di  20 mg / kg ogni 24h), principalmente con segni gastrointestinali, depressione e atassia. La dose consigliata è 5-10 mg/kg  ogni 24 ore per bocca. Diverse segnalazioni hanno mostrato effetti avversi gravi, inclusa l’epatotossicità, nei cani trattati con Zonisamide, probabilmente perché la Zonisamide è un derivato del solfonamide. Non sono segnalazioni simili nei gatti, ma è necessario considerare la possibilità di effetti avversi correlati al sulfonamide.

Altri farmaci antiepilettici

Gabapentin e Pregabalin sono farmaci simili usati nei cani per il trattamento del dolore neuropatico e, meno comunemente, delle convulsioni. La farmacocinetica e l’efficacia antiepilettica di questi farmaci non sono state studiate nel gatto, sebbene vi siano descrizioni aneddotiche del loro uso per la gestione delle crisi in questa specie. L’uso del Gabapentin come sedativo nei gatti irritabili, e per l’analgesia nei gatti con dolore muscoloscheletrico è stato descritto. L’uso di Bromuro di potassio e Diazepam orale non è raccomandato nei gatti, poiché questi farmaci sono stati associati rispettivamente a polmonite allergica ed epatite allergica potenzialmente fatale. L’Imepitoina è stata recentemente approvata in Europa per il trattamento di cani affetti da epilessia, ma non ci sono informazioni dispoponibili riguardo la sua sicurezza o efficacia nei gatti.

CVRS Policlinico Veterinario Roma Sud | Trattamento Delle Convulsioni Nel Gatto tabella

Corso base di Neurologia

Corso base di NEUROLOGIA
16 – 17 GIUGNO 2018

RELATORI
Dott. Daniele Corlazzoli
Dott.ssa Laura Porcarelli
presso CVRS _ POLICLINICO VETERINARIO Roma Sud

 

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PROGRAMMA

1° GIORNO

ore 14.30 – 15.15         Localizzazione neuroanatomica 1: Midollo spinale, orto o neuro?
ore 15.15 – 16.00         Localizzazione neuroanatomica 2:  Encefalo
ore 16.00 – 16.30        Pausa Caffè
ore 16.30 – 17.15         Localizzazione neuroanatomica 3: Sistema neuromuscolare
ore 17.15 – 18.00         Sessione casi clinici (localizzazione)
ore 18.00 – 18.30        Discussione
                                       Cena Sociale

2° GIORNO

ore 09.00 – 09.45         Utilità delle radiografie e della TC nel paziente neurologico
ore 09.45 -10.30         Utilità della Risonanza Magnetica nel paziente neurologico
ore 10.30 -11.00         Pausa Caffè
ore 10:45 -11:30         Utilità dell’Elettrodiagnostica : EMG, BAER, EEG
ore 11:30 -12:15         Film reading
ore 12:15 -13:00         Gestione ambulatoriale del paziente paralizzato
ore 13.00 -14.00         Pausa Pranzo
ore 14:00 -14:45         Introduzione alle ernie del disco
ore 14:45 -15:30         Gestione ambulatoriale del paziente epilettico
ore 15.30 -15.45         Pausa caffè
ore 15:45 -16:30        Gestione ambulatoriale del paziente traumatizzato
ore 16:30 -17:15         Casi clinici

 

RELATORE

Dott. Daniele Corlazzoli
Dipl. ECVN Responsabile del CTEC

Si laurea nel 1991 a Milano con lode. Dopo un periodo di studio in Francia, Inghilterra e negli Stati Uniti, lavora nell’area milanese occupandosi esclusivamente di Neurologia e Chirurgia dei piccoli animali. Dal 1995 si trasferisce a Roma dove collabora inizialmente con il Centro Veterinario Gregorio VII, poi con lo Zoospedale Flaminio. Dal 2004 collabora esclusivamente con il CVRS – POLICLINICO VETERINARIO Roma Sud dove si occupa di Neurologia, Neurochirurgia ed Ortopedia. Nel 2010 ha completato un Residency in Neurologia presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna sotto la guida del Prof. Gualtiero Gandini. É Diplomato al College Europeo di Neurologia Veterinaria.

 

Dott.ssa Laura Porcarelli
Resident ECVN

Si laurea presso l’Università degli Studi di Perugia nel 2007 con una tesi sul trattamento chirurgico della spondilomielopatia cervicale caudale nel cane. Collabora con il CVRS – POLICLINICO VETERINARIO Roma Sud dal 2008, occupandosi di Neurologia, Neurochirurgia, Diagnostica per immagini (risonanza magnetica e tomografia computerizzata) ed Elettrodiagnostica (elettromiografia e potenziali evocati, elettroencefalografia e test audiometrico). É membro delle principali società di neurologia italiane (SINVET) ed europee (ESVN) nell’ambito delle quali segue aggiornamenti continui di Neurologia, Neurochirurgia, Elettrodiagnostica e Diagnostica per immagini. É relatrice a corsi e congressi nazionali. É coautrice di lavori e pubblicazioni internazionali sul trattamento della spondilomielopatia cervicale caudale nel cane, sul trattamento dell’epilessia e sulle patologie del sistema nervoso periferico, è coautrice del capitolo di diagnostica per immagini del libro “Oftalmologia veterinaria” di Multari, Guandalini, Sapienza (Poletto editore – 2016). É attualmente impegnata in un percorso per conseguire il diploma europeo in Neurologia Veterinaria (ECVN) sotto la supervisione del Dott. Corlazzoli.

 

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APPROFONDIMENTO

Il trattamento delle convulsioni nel gatto

 

Il ruolo dell’EEG nella pratica clinica

 

COSTO: € 450,00

I referenti abituali CVRS possono iscriversi gratuitamente. Per informazioni e iscrizioni: infocorsi@cvrs.it

 

 

Elettromiografia

Malattie neuromuscolari. Evitare una paralisi con lo studio elettrodiagnostico: scopri cosa puoi fare.

Cosa è: E’ un esame strumentale neurofisiologico che riveste un ruolo fondamentale nello studio e nella diagnosi delle malattie neuromuscolari. Lo studio elettrodiagnostico si divide in diverse parti in base al quesito diagnostico:

  • Elettromiografia (EMG): registra l’attività elettrica muscolare spontanea.
  • Studio di conduzione nervosa motoria (MNCV) e sensitiva (SNCV): misura la velocità di conduzione, motoria e sensitiva di uno stimolo elettrico lungo un nervo.
  • Onda F: valuta la funzionalità delle radici nervose.
  • Stimolazione ripetitiva: valuta la differenza di ampiezza delle onde in seguito a stimolazione elettrica ripetuta.

 

Perché si effettua: Lo studio elettrodiagnostico viene richiesto in caso di poliradicoloneuriti, polineuropatie, patologie a carico del plesso brachiale, miopatie, polimiositi, tetano e miastenia. Rappresenta un completamento dell’esame neurologico del paziente ed è utile per diagnosticare e precisare al meglio quadri patologici a carico del sistema nervoso periferico. Lo scopo è quello di localizzare la lesione, fornire informazioni sul processo patologico sottostante, valutare la gravità e l’andamento temporale della patologia. Nella maggior parte dei casi, una volta accertato il danno nervoso o muscolare, è sufficiente effettuare controlli clinici del paziente. In caso di lesioni traumatiche di un nervo o di un plesso nervoso può essere utile monitorare a intervalli di mesi l’eventuale processo di reinnervazione e la ripresa funzionale del distretto, in modo da indirizzare al meglio le successive decisioni terapeutiche.

Come si effettua: Spesso è necessario effettuare una sedazione, per cui il paziente deve essere condotto in clinica a digiuno e deve aver effettuato precedentemente gli esami preanestesiologici. Lo studio elettrodiagnostico è eseguito dal neurologo e ha una durata variabile (dai 30 ai 60 minuti) legata al quesito diagnostico a cui si vuole rispondere.

Epilessia

Cosa è: L’epilessia colpisce indistintamente sia il cane che il gatto ed è provocata da un’attività elettrica incontrollata della corteccia cerebrale che influenza la capacità motoria e lo stato mentale dell’animale. Le crisi possono durare alcuni secondi o diversi minuti e solitamente si verificano di sera o di notte. In alcuni casi l’attacco può essere innescato da eventi particolari o da stress, anche se la sua insorgenza è tuttora imprevedibile.

Sintomi: Il tuo amico a quattro zampe sembra instabile e confuso? Cade su un fianco, non risponde ai richiami e i suoi movimenti appaiono incontrollati? Un attimo prima tutto sembra normale e all’improvviso si accascia per terra incosciente, con gli occhi sbarrati e i muscoli contratti fino a perdere il controllo della vescica o dell’intestino. Potrebbe essere un episodio isolato, ma nella maggior parte dei casi le convulsioni tendono a presentarsi a intervalli più o meno regolari. La gestione di un paziente con epilessia richiede un lavoro di squadra strettissimo tra proprietario e veterinario, ed è importante che la famiglia dell’animale sia informata correttamente per poter trattare al meglio questo grave disturbo.

Diagnosi: A differenza delle convulsioni (che sono determinate da diverse cause quali il tumore, l’insufficienza renale e l’intossicazione), l’epilessia potrebbe essere causata da una predisposizione ereditaria. Questa patologia si manifesta tra i 6 mesi e i 6 anni e può colpire animali di ogni razza, sebbene sia più frequente nei Border collies, Pastori australiani, Labrador retrievers, Beagles e Pastori tedeschi. Se una crisi parziale non comporta una perdita di conoscenza e può interessare anche solo un arto, un lato del corpo o il volto, una crisi generalizzata determina invece la caduta dell’animale con conseguente rigidità motoria. Terminato l’attacco, la fase conosciuta come postictale prevede periodi di confusione, disorientamento e disturbi transitori della vista, oltre a determinare un aumento di sete e appetito. Il recupero può essere immediato o richiedere fino a 24 ore.

Cosa puoi fare: Innanzitutto occorre mantenere la calma, nonostante lo shock iniziale. L’attacco epilettico non provoca dolore e può esser un evento più stressante per chi vi assiste che per l’animale. E’ importante registrare ora e durata della crisi, tentando di filmare almeno un episodio e prestando attenzione a tutto ciò che potrebbe ferirlo, come mobili o scale, spostandolo quindi delicatamente per la coda o per le zampe posteriori. In questa fase l’animale non è cosciente e suoi i movimenti sono involontari, il che potrebbe indurlo a mordere senza volerlo o a tagliarsi la lingua. E’ dunque consigliato di non toccarlo finché non sarà di nuovo cosciente, salvo evitare un colpo di calore versando dell’acqua fredda sulle zampe. Nel caso in cui l’attacco superi i 5 minuti è necessario correre al pronto soccorso più vicino, in modo da evitare problemi di respirazione e danni al cervello.

Cure: Le crisi possono provocare gravi danni al cervello e, in quanto cumulativi, un numero elevato di attacchi potrebbero causare una senilità precoce (con conseguente perdita dei comportamenti appresi o altre alterazioni comportamentali). In questo caso è necessaria un’indagine clinica accurata, comprensiva di una visita neurologica, di analisi del sangue e delle urine, di una radiografia al torace e di un’ecografia addominale, in modo da poter escludere immediatamente la presenza di patologie cerebrali. I pazienti con crisi multiple dovrebbero iniziare al più presto un trattamento che comprende Fenobarbitale, Levetiracetam o Bromuro di potassio.

Cosa è lo stato epilettico: Lo “stato epilettico” è la condizione più grave per un paziente e può provocare crisi di una durata superiore ai 30 minuti o il verificarsi di due o più attacchi senza possibilità di recupero completo. In questo caso il trattamento dovrebbe essere immediato per evitare danni neurologici permanenti o addirittura la morte. E’ dunque necessario correre al più presto al pronto soccorso veterinario vicino prestando la massima attenzione alla vostra e alla sua incolumità: l’animale deve essere trasportato avvolto in una coperta o in un lenzuolo, cercando di raffreddargli le zampe con dei panni umidi.

Sordità, i vantaggi del test audiometrico

Sordità, i vantaggi del test audiometrico (BAER): scopri cosa puoi fare.

Cosa è la sordità congenita: E’ un tipo di sordità in cui si ha una precoce degenerazione della coclea nelle primissime settimane di vita. La malattia può colpire diverse razze di cani e gatti, tra cui maggiormente Dalmata, Bull Terrier, Setter inglesi, Boxer e Cocker Spaniel, e gatti con mantello bianco e occhi azzurri. Si tratta di una patologia genetica ed è legata proprio al colore del mantello (gene Piebald) e al gene che determina il “Merle” (ad esempio il Border Collie e l’Australian Shepperd). Può essere unilaterale o bilaterale, con la differenza che la prima è difficilmente riconoscibile clinicamente e per questo occorre effettuare il test audiometrico (BAER).

Cosa è il test audiometrico: Si tratta di un esame che registra l’attività elettrica encefalica in risposta a stimoli uditivi. Il test, che non è invasivo e richiede una sedazione (opzionale) di pochi minuti, può essere effettuato su cani e gatti dai 35 giorni di età in poi. L’esame prevede l’inserimento delle cuffiette nel condotto uditivo, in modo che la macchina possa riprodurre una serie di suoni misurando la risposta encefalica a tale stimolazione. In condizioni di normalità il tracciato è composto da almeno 5 onde, mentre in caso di sordità è piatto. Negli adulti l’esame viene effettuato qualora si sospetti una sordità o prima dell’accoppiamento, mentre per i cuccioli delle razze a rischio è considerato un test di screening. Inoltre è necessario ottenere un certificato ufficiale per poter partecipare ai concorsi e per la riproduzione.

Sindrome di Wobbler

Sindrome di Wobbler: oltre al dolore, può provocare una grave paralisi degli arti: scopri cosa puoi fare.

Cosa è: La sindrome di Wobbler o Spondilomielopatia cervicale caudale (SMC) colpisce soprattutto i cani di taglia grande che superano i 3 anni di età, in particolare Doberman, Weimaraner e Dalmata, ma anche giovani esemplari di razze giganti come il Bull Mastiff, l’Alano, il Corso e il Dogue di Bordeaux.

Sintomi: Dolore e difficoltà di coordinazione degli arti, fino ad arrivare alla tetraparesi e alla tetraplegia: questi i principali sintomi della malattia, che può manifestarsi in forma lieve o molto grave. E’ però importante sottolineare che nella maggior parte dei casi il dolore cervicale non è uno dei segni più evidenti dell’insorgere della sindrome.

Diagnosi: La risonanza magnetica è l’indagine più accurata e sicura per diagnosticare la malattia, mentre la TAC – spesso richiesta dal chirurgo per preparare l’intervento – non può esser considerata un’alternativa, a meno che non venga eseguita con mezzo di contrasto. La TAC diventa invece fondamentale nei controlli post-operatori, quando si utilizzano impianti vertebrali.

Cure: Per i pazienti che sono ancora in grado di camminare deve essere osservato un periodo di riposo assoluto di 4 settimane abbinato a esercizi di fisioterapia e all’uso di antiinfiammatori associati a un gastroprotettore. Ciononostante, la probabilità che un trattamento farmacologico risulti efficace è molto bassa e riguarda 4 pazienti su 10. Se il cane non mostra miglioramenti la malattia può degenerare in tetraparesi non deambulatoria e in questo caso bisogna necessariamente ricorrere all’intervento chirurgico.

Patologie discali – ernia del disco

CVRS Policlinico Veterinario Roma Sud | ernia del discoChe cosa è un ernia del disco?

L’ernia del disco è la patologia della colonna vertebrale più frequente nel cane, mentre nel gatto è molto rara.

Il disco intervertebrale è una parte dell’articolazione tra le vertebre e consente flessione estensione e rotazione della colonna.
In pratica è formato da un area centrale gelatinosa (nucleo polposo) mantenuta in sede da un anello fibroso o annulus.

La degenerazione progressiva del nucleo polposo può iniziare già al secondo mese di vita nei Bassotti, e da un punto di vista macroscopico si trasforma da gelatinoso trasparente, a un tessuto grigio biancastro fibrocartilagineo che perde le sue caratteristiche meccaniche. Cani condrodistrofici (Bassotto, Pechinese, Bulldog francese, Beagle) possono avere il 75-90% del nucleo polposo degenerato entro il primo anno di vita.

L’alterazione delle proprietà elastiche del nucleo polposo causa un aumento delle forze trasmesse dal nucleo stesso all’anello fibroso che lo mantiene in sede. Quando l’anello fibroso cede, il materiale discale si sposta nel canale vertebrale comprimendo il midollo spinale e le radici nervose.

I segni clinici possono variare dalla sola dolorabilità fino alla paralisi con perdita di sensibilità dolorifica profonda.
La principale differenza rispetto all’ernia del disco nell’uomo è rappresentata dalla gravità. Le compressioni discali più frequenti nell’uomo sono quelle lombari con compressione esclusivamente dei nervi spinali, mentre nel cane e nel gatto, per differenze anatomiche legate alla terminazione del midollo spinale, le compressioni sono prevalentemente a carico del midollo spinale. Le compressioni del midollo spinale a differenza di quelle dei nervi periferici possono indurre lesioni gravi in funzione della dimensione, della velocità di insorgenza e soprattutto della durata. Per questo motivo pazienti con segni clinici gravi, o che non migliorano con il trattamento iniziale ,dovrebbero essere indagati con urgenza.

Quali cani vengono colpiti più spesso da ernia del disco?

Di solito giovani adulti, in particolare di razze cosiddette condrodistrofiche ( che si riconoscono spesso per aver zampe corte e corpi lunghi come il Bassotto), ma non solo.

Il bassotto è senza dubbio la razza più colpita dall’ernia del disco.

La causa più frequente è la degenerazione discale, e solo raramente un trauma. La degenerazione del nucleo del disco causa una riduzione della capacità di assorbire carichi, che vengono scaricati sull’annulus che può tendere a fissurarsi e a permettere l’erniazione del nucleo stesso.

Dr Hansen

Grazie agli studi del Dr Hansen le ernie del disco nel cane sono distinte in discopatie Hansen tipo 1 ( degenerazione condroide del nucleo ed estrusione) e discopatie Hansen tipo 2 ( degenerazione fibrosa del nucleo e protrusione). Le discopatie Hansen tipo 1 sono più frequenti nei cani di piccola taglia, quelle di tipo 2 nei cani di grossa taglia.

Hansen tipo 1

Sono colpiti più spesso giovani adulti di razze di piccola taglia, ma possono esser colpiti anche cani di razza medio grande.
La sintomatologia è tipicamente acuta e la gravità dipende dalla quantità di materiale che si sposta contro il midollo spinale e dalla velocità con cui si sposta. I pazienti meno gravi hanno solo dolore lombare, quelli più gravi possono manifestare anche da una lieve debolezza e incoordinazione, fino a una paralisi degli arti posteriori, talvolta con perdita della sensibilità.

 

Hansen tipo 2

CVRS Policlinico Veterinario Roma Sud | ernia del disco

Questo tipo di discopatia è più frequente nelle razze medio-grandi, soprattutto nel Pastore tedesco.
Nel Pastore tedesco sono frequenti le ernie del disco, in particolare le ernie Hansen 2.

Nelle degenerazioni di tipo 2 si assiste a degenerazione fibroide del nucleo polposo. Il nucleo polposo degenerato tende a causare fissurazioni parziali dell’anello fibroso, protrusione di parte dell’annulus dorsalmente e compressione spinale. Di solito lo strato esterno dell’annulus rimane intatto, non ci sono evidenti emorragie e le calcificazioni sono rare. Occasionalmente l’annulus si fissura completamente e frammenti di nucleo degenerato si spostano contro il midollo spinale.
La sintomatologia è di solito progressiva con episodi anche acuti che tendono a ripetersi con gravità crescente, ma a volte può anche presentarsi in modo acuto. Il dolore alla colonna non è riconoscibile nella maggior parte dei casi. Nelle fasi inziali questi pazienti tendono a migliorare con trattamenti sintomatici, ma la maggior parte di questi pazienti evolve verso una paralisi progressiva se non vengono operati.

Come posso capire che il mio cane ha un’ernia del disco?

Il segno clinico più frequente è il dolore che può manifestarsi con guaiti, con tremore, con un incurvamento della colonna (cifosi), o in modo meno evidente con una riluttanza al movimento e un’andatura a piccoli passi o con una diminuzione di alcune attività domestiche quali salire sui letti o sui divani, o salire in auto. A volte, soprattutto i piccoli cani tendono a contrarre l’addome come unico segno di dolore e possono essere scambiati per animali con dolore addominale (colica).
I casi più gravi possono avere anche da debolezza e incoordinazione degli arti fino a paralisi completa anche con perdita della sensibilità.

Schermata 2016-02-25 alle 16.23.47Nei pazienti lievi la camminata può essere normale e l’unico segno è spesso il dolore. Nei pazienti più gravi vedremo debolezza, incoordinazione, o paralisi degli arti posteriori.

Come si diagnostica un’ernia del disco?

La visita clinica può consentire di sospettare un’ernia del disco, ma la diagnosi deve essere confermata con indagini specifiche. L’indagine preferita in questi casi è la risonanza magnetica.
Le radiografie consentono di evidenziare in alcuni casi delle alterazioni che possono indirizzare verso un sospetto di ernia del disco, ma per una diagnosi definitiva è necessario effettuare una risonanza magnetica. La tomografia computerizzata ( TAC o TC ) può essere utile in alcuni tipi di ernia del disco, ma spesso necessita comunque di mezzi contrasto ( mieloTc ) che possono in alcuni casi provocare un aggravamento della sintomatologia e per questo motivo è un esame di seconda scelta nella diagnosi dell’ernia del disco nel cane. Per la risonanza e la Tc il paziente deve restare completamente immobile e per questo è necessaria una leggera anestesia.

Quale paziente è un’urgenza?

I pazienti che hanno solo dolore spinale non sono un’urgenza. Di solito consigliamo una risonanza solo quando non migliorano con il trattamento sintomatico nei primi 7-10 giorni.
I pazienti con debolezza o paralisi invece dovrebbero essere valutati più rapidamente possibile con una risonanza magnetica. L’evoluzione dalla debolezza alla paralisi può essere infatti molto rapida e nei pazienti con paralisi e perdita della sensibilità è possibile un trattamento solo nelle prime 36 ore.

Trattamento conservativo

Il trattamento non chirurgico (cosiddetto conservativo) è indicato nei pazienti con dolore con lievi deficit neurologici. La probabilità di successo dipende dalla gravità dell’ernia, e dalla durata della sintomatologia. Il vantaggio principale è poter evitare un intervento chirurgico, lo svantaggio è dato da una minore probabilità di successo e da un’elevata tendenza alla recidiva.
Di solito consigliamo il riposo senza l’uso di antiinfiammatori nei cani di piccola taglia, mentre riposo e antiinfiammatori nei cani di media-grossa taglia. Spesso infatti i cani di piccola taglia con ernia del disco toracolombare tendono a peggiorare gravemente con la terapia antiinfiammatoria. Il riposo deve essere il più completo possibile e deve durare almeno 4 settimane. Durante il riposo è importantissimo che le condizioni cliniche non si aggravino ed è importante quindi un controllo veterinario frequente.
Nei pazienti che tendono a peggiorare durante la terapia è importantissimo poter eseguire una risonanza magnetica al più presto.

Trattamento chirurgico

Il trattamento chirurgico è indicato nei pazienti con dolore persistente, e nei pazienti con debolezza o paralisi.
La chirurgia che viene consigliata in questi casi è di solito una miniemilaminectomia che viene eseguita con tecniche mininvasive. Una sala per interventi neurochirurgici deve rispettare degli standard elevati di sterilità e equipaggiamento, e comprendere monitoraggio anestesiologico avanzato, microscopio chirurgico, strumentario per neurochirurgia e microchirurgia e intensificatore di brillanza.
La probabilità di successo è molto elevata, sfiora il 100% nei pazienti con solo dolore alla colonna, e varia dal 70 al 95% nei pazienti con paresi o plegia e sensibilità dolorifica conservata. Pazienti che hanno invece perso la sensibilità agli arti posteriori hanno invece una prognosi riservata.

Cosa succede dopo la chirurgia?

Dopo la chirurgia i pazienti vengono ricoverati per almeno 4 giorni perchè nei primi giorni è molto importante il controllo del dolore post-operatorio e a questo scopo vengono utilizzati antidolorifici che non sarebbe possibile somministrare a casa, e anche per iniziare al più presto la riabilitazione.

Degenza postoperatoria: l’igiene e l’uso dei velli antidecubito sono fondamentali per ridurre il rischio di complicanze e per migliorare il benessere di questi piccoli pazienti.

Quale è il ruolo della fisioterapia?

La fisioterapia dopo l’ernia del disco e utile soprattutto nel caso sia presente una debolezza marcata o una paralisi degli arti posteriori. Le tecniche che utilizziamo sono Laser terapia, Tecar terapia, elettrostimolazione e idroterapia, che vengono utilizzate singolarmente o in combinazione a seconda del caso. I pazienti con sintomatologia meno grave vengono di solito dimessi e tornano in clinica 2-3 volte a settimana, mentre i pazienti più gravi è preferibile che rimangano ricoverati così da poter fare fisioterapia ogni giorno.

Quando il mio cane può tornare a casa dopo la chirurgia?

La durata del ricovero varia da paziente a paziente in base alla gravità dei segni clinici, alla presenza di dolorabilità, al grado di deficit funzionale e alla capacità di urinare spontaneamente. Generalmente tutti i cani rimangono ricoverati finché non riprendono un normale controllo della urinazione. Al momento del ricovero uno dei nostri fisioterapisti vi insegnerà gli esercizi di base che dovrete eseguire a casa per garantire un continuo progresso della guarigione anche a casa che verranno affiancati nella maggior parte dei casi a sedute di fisioterapia in clinica.

Quanto tempo ci vuole per recuperare una mobilità normale?

La velocità del recupero dipende dalla gravità dei segni clinici e dalla loro durata.
Pazienti che prima della chirurgia avevano solo dolore ritornano alla normalità in pochi giorni. Pazienti con debolezza grave o paralisi degli arti possono necessitare di 4-6 settimane. Purtroppo pazienti molto gravi esiste la possibilità che non recuperino malgrado le cure più assidue.

Come posso aiutare il mio cane quando tornerà a casa?

Nelle 4 settimane dopo la chirurgia è importante ridurre l’attività e garantire il riposo su superfici morbide, facilmente lavabili e che aiutino a prevenire i decubiti (i velli antidecubito sono ottimi).
Pazienti con debolezza o paralisi devono essere aiutati soprattutto a svuotare completamente la vescica, e eseguire quotidianamente semplici esercizi di fisioterapia che imparerete con i nostri fisioterapisti. Un programma di fisioterapia con almeno 2-3 sedute a settimana può accelerare molto la ripresa funzionale e aumentare la percentuale di successo.

Cosa posso fare se il mio cane non recupera una funzione adeguata degli arti posteriori?

Purtroppo non tutti i pazienti migliorano dopo una lesione grave, ma a molti di questi pazienti è possibile garantire un’eccellente qualità di vita con l’aiuto dei carrellini per disabili. In questi pazienti è necessario comunque un aiuto per mantenere la vescica vuota. Il modo più efficace e sicuro è imparare a svuotare la vescica del vostro animale con lo svuotamento manuale comprimendo l’addome. La tecnica è semplice e alla portata di tutti con un po di pratica, ed i nostri fisioterapisti e infermieri saranno in grado di insegnarvela in poche sedute nei giorni che precedono la dimissione.